Stefano Modena a fuoco

STEFANO MODENA
fornita da Ezequiel Ponce
Buenos Aires (AR), 20 Nov 2004

Intervista di Fabrizio Corgnati al pilota italiano Stefano Modena, campione 1987 della Formula 3000, pubblicata sul sito F1GrandPrix.it il 14 luglio 2003.

CORGNATI: La sua carriera, come quella di molti suoi colleghi, è iniziata dai kart. Che cosa ricorda di quel periodo?

MODENA: Io ho un ottimo ricordo del mio periodo nei kart. Ho raccolto moltissimi successi ma soprattutto mi hanno fatto crescere: ero un ragazzino e piano piano sono cresciuto fino a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato. È stata una bellissima esperienza.

CORGNATI: Il salto di qualità, poi, è arrivato con la Formula 3 e la Formula 3000.

MODENA: Sì, la gente ricorda il mio secondo posto nel GP di Monaco di F.3 del 1986, quello è stato un successo importante. Sempre in F.3, ho vinto una gara a Monza, che si svolgeva in concomitanza con il GP di Formula 1. La F.3000, in cui ho vinto il campionato del 1987, mi è servita moltissimo per il passaggio in F1.

CORGNATI: Nel 1988, la sua prima stagione completa in Formula 1, con la Euro Brun.

MODENA: La Euro Brun era una squadra nuova, che nasceva dal connubio fra lo svizzero Walter Brun e l'esperienza tecnica di Gianpaolo Pavanello, ex direttore tecnico della Alfa Romeo. Questa prima stagione è stata importante: mi è servita, ad esempio, per conoscere circuiti sui quali non avevo mai corso in precedenza.

CORGNATI: I risultati, però, sono stati scarsi: il migliore, un 11° posto in Ungheria.

MODENA: Anche in quell'annata, però, siamo arrivati vicinissimi a raggiungere obiettivi inaspettati. In Canada ero 6°, e a 2 giri dal termine ruppi il cambio. Insomma, in alcune occasioni sono arrivato vicino alla zona punti. Per l'Euro Brun, che era un piccolo team, si trattava già di un grande traguardo.

CORGNATI: Non è frustrante per un pilota vedere limitata la propria competitività dalla pochezza dei mezzi disponibili?

MODENA: Sicuramente, però, a quell'epoca, io ero molto giovane, e come primo anno di esperienza andava benissimo. Può anche capitare, all'opposto, l'annata frustrante quando si è in un grandissimo team e gli ingegneri hanno sbagliato il progetto della macchina, pur avendo tutti i mezzi a disposizione.

CORGNATI: Nei due anni successivi (1989-90), il passaggio alla Brabham-Judd.

MODENA: Alla Brabham ottenni il 3° posto a Monte Carlo 1989, alcuni altri piazzamenti, e in alcune gare mi dovetti ritirare quando ero in zona punti per cause tecniche. La vettura andava invece molto bene in qualifica. In Belgio, a Spa, in qualifica fui 5°, poi in gara venne giù un acquazzone; a Phoenix ero 3° e mi dovetti ritirare per problemi ai freni. Furono due stagioni molto ricche a livello di esperienza e che sarebbero potute essere anche più ricche a livello di risultati.

CORGNATI: Qual era l'ambiente in Brabham?

MODENA: Il team era molto amichevole e mi ha sempre supportato. Il primo anno ho avuto come compagno di squadra Martin Brundle, che aveva una grande esperienza, veniva dalla vittoria del campionato Sport-Prototipi e da 5 anni di esperienza in Formula 1. Io ho avuto la possibilità di correre con lui e quindi di confrontarmi con un buon pilota. Andavo molto forte, non avevo problemi né timori reverenziali. Nel 1990, correvo come prima guida, dopo il ritorno di Brundle negli Sport-Prototipi, e come compagno avevo David Brabham, un ragazzo australiano figlio di Jack Brabham, il fondatore del team. Veniva dalla F.3 inglese, aveva poca esperienza ma il management tecnico della squadra ci supportò molto bene. A livello societario, invece, in entrambi gli anni ci sono stati tantissimi problemi economici e finanziari: all'inizio uno svizzero garantiva tantissimi soldi, poi a metà anno è finito in galera. Il secondo anno una compagnia giapponese acquistò il team ma anche loro ebbero molti problemi.

CORGNATI: Nel 1991 ha corso alla Tyrrell-Honda, dove ha ottenuto il suo miglior risultato nel GP del Canada, secondo posto.

MODENA: Forse quello è stato il mio anno più bello. Con il motore Honda e le gomme Pirelli ho avuto l'opportunità di figurare bene. A Monte Carlo ero in prima fila, a pochi decimi da Ayrton Senna, che partiva in pole; sono stato 2° per quasi tutta la gara, fino al 40° giro, poi è esploso il motore. Anche in quell'occasione sarei potuto arrivare sul podio. Avrei potuto forse ottenere anche di più: era un periodo difficile per la McLaren, che aveva molti problemi col cambio. Anche a Monte Carlo Senna finì la gara con sole 3 o 4 marce rispetto alle 6 originali. Forse, se non avessi rotto il motore, avrei anche potuto vincere. La gara successiva, in Canada, nonostante non brillassimo come prestazioni, si ritirarono alcuni piloti davanti e negli ultimi giri riuscii a superare Patrese e arrivai 2°.

CORGNATI: Il suo ultimo anno in Formula 1 fu con la Jordan, una squadra ancora inesperta.

MODENA: Una squadra inesperta, ma che, rispetto all'anno prima, in cui aveva fatto un bellissimo exploit, aveva cambiato il motore. Quell'anno usavamo il motore Yamaha, che era ancora alle prime armi e si rompeva in continuazione. Inoltre loro vollero fare degli esperimenti su un cambio sequenziale innovativo, e fu una morìa di cambi. Fu un anno veramente drammatico, forse il più brutto dei 5 in cui ho corso in Formula 1. In più il manager, Eddie Jordan, era una persona veramente difficile con cui trattare. In Australia io raccolsi l'unico punto della stagione per la squadra.

CORGNATI: Guardando indietro, lei era uno degli esordienti che potevano ambire a un posto in un top team. Che cosa è mancato, invece?

MODENA: Sostanzialmente sono mancati i successi. Quando un pilota gravita nei team medio-bassi o medio-alti, entra in un giro vizioso da cui difficilmente riesce ad uscire. Si gravita sempre in quei team piccoli, che non danno mai l'opportunità di fare intere stagioni veramente competitive e quindi non si ha mai la possibilità di mettersi in mostra e di far sì che la gente si accorga del proprio potenziale. In Formula 1, in percentuale complessiva, il pilota conta per il 30-35% sul pacchetto totale, il resto è affidato al complesso macchina-motore-gomme. Quindi, quando si entra in questi team dal budget non eccessivo, dove i tecnici non sono strepitosi, dove la cultura interna non è sempre rivolta al successo ma magari è rivolta più a guadagnare soldi che a investirli, non si hanno mai dei grandi risultati se non occasionalmente. Come in un vortice, si sta per un po' lì nel mezzo e poi si viene eliminati. Più che il risultato singolo, viene invece premiata la stabilità dei risultati: è meglio arrivare 10 volte 4° che una volta 2°. In questi team, anche lo sviluppo tecnico è molto ridotto: viene costruita la macchina all'inizio dell'anno, poi, anche se non è competitiva, vengono fatte solo delle piccole modifiche, senza investire troppo. A quel punto, pensano magari di più a portare a casa i soldi che hanno guadagnato dagli sponsor che ad affrontare sviluppi importanti sulla vettura. Anche da parte degli ingegneri, c'è una specie di appagamento dei risultati e non si pensa più agli investimenti tecnici e umani futuri. In questo genere di team non c'è la possibilità di crescere. I team dove si cresce sono i pochi top team: Ferrari, Williams, McLaren.

CORGNATI: Dopo la Formula 1, ha deciso di passare alle vetture Turismo, prima in Italia poi nel DTM tedesco. Perché ha deciso di passare alle ruote coperte e soprattutto qual è la reale differenza rispetto alla F1?

MODENA: In Formula 1 non avrei più trovato niente, le macchine Sport-Prototipi non mi piacevano, le gare americane non mi piacevano, quindi ripiegai sul Turismo che, sia in Italia che in Germania mi ha dato alcuni successi. Solo per poche gare sono stato pilota ufficiale e ho avuto quindi a disposizione la vettura ufficiale; ma in quei casi ho sempre vinto e nessun avversario era in grado di battermi. Nel 1993 è stato un anno difficile, perché non conoscevo le vetture e ho dovuto fare una revisione generale del mio stile di guida. Gli anni successivi sono stati bellissimi, e io mi sono molto divertito. Le macchine sono completamente diverse dalle F1, molto meno potenti, con telai diversi e pesi diversi. Negli anni in cui ho corso nel DTM, '94-'95-'96, le vetture erano però molto più avanzate dal punto di vista della ricerca elettronica della Formula 1, in cui controllo di trazione, ABS, ecc. erano vietati dal regolamento. È stato un ottimo bagaglio di esperienza.

CORGNATI: Per il futuro, ha intenzione di rientrare in pista?

MODENA: Assolutamente no. Ho deciso di voltare pagina. Sono rimasto invece molto più legato al kart, il primo amore che non si scorda mai. Ho fatto ancora qualche gara di kart per divertirmi, ma ormai ho 40 anni e ho completamente dimenticato le macchine da corsa. Raramente vedo le gare in televisione, che mi annoiano molto.

CORGNATI: Tuttavia un favorito per la vittoria finale del campionato ce l'avrà?

MODENA: Visti i risultati, penso che i piloti che abbiano buone chance di raggiungere gli obiettivi siano Schumacher, i piloti Williams che possono ritornare alla carica, il giovane finlandese Räikkönen. Come esperienza di guida e di vita vissuta nelle corse forse chi ha più possibilità di vincere è Schumacher, anche perché ha una squadra e un mezzo molto competitivi.

CORGNATI: Anche se quest'anno il campionato sembra un po' più combattuto, con 20 punti che separano i primi 6 piloti...

MODENA: Sì, ma in realtà, si combatte poco in gara. Ci sono pochi sorpassi, anche nelle retrovie. Sono gare monotone, poco combattute. Le gare veramente combattute sono quelle in cui si vedono sorpassi e strategie. Hanno anche cambiato la filosofia delle qualifiche, ma mi sembra che tutti quanti usino grosso modo la stessa strategia. Non mi sembra sia un campionato molto combattuto, e se lo è, è perché la Federazione ha cambiato il sistema di assegnazione dei punteggi, dando modo anche a chi arriva nelle retrovie di fare punti.